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lunedì 24 luglio 2017

Kemang Wa Lehulere: BIRD SONG

Il MAXXI presenta la prima personale italiana di Kemang Wa Lehulere, tra gli artisti sudafricani più interessanti della nuova generazione e vincitore del premio Deutsche Bank’s “Artist of the Year” 2017

Dal 27 settembre il MAXXI presenta insieme a Deutsche Bank la prima mostra personale in Italia di Kemang Wa Lehulere, vincitore del premio Deutsche Bank’s Artist of the Year 2017.

La mostra BIRD SONG, a cura di Britta Färber, capo curatrice del dipartimento di Arte, Cultura e Sport di Deutsche Bank e Anne Palopoli curatrice del MAXXI, presenta circa venti opere del giovane artista sudafricano (Cape Town, 1984), vincitore del riconoscimento annuale che ogni anno Deutsche Bank rivolge ad artisti emergenti o a metà carriera che si sono distinti per la creatività e il valore significativo del proprio lavoro.

Inaugurata lo scorso marzo alla Deutsche Bank Kunsthalle di Berlino, la mostra compie la sua seconda tappa a Roma, dove si inserisce nell’ambito di Expanding The Horizon, iniziativa promossa dal MAXXI per sviluppare ambizioni globali e collaborazioni tra il museo, e altri istituti e collezioni private.

Nel suo lavoro, Kemang Wa Lehulere affronta alcuni grandi temi come la storia, il tempo e la funzione dell’artista nella società. BIRD SONG è un progetto incentrato sul dialogo tra le sue opere e quelle di Gladys Mgudlandlu (1917-1979) un’artista autodidatta, tra i primi neri ad esporre le proprie opere in una galleria del Sud Africa negli anni ’60. Mgudlandlu dipingeva soprattutto paesaggi e uccelli, che le valsero il soprannome di Bird Lady, ma anche le critiche per non essersi schierata politicamente, e dopo la sua scomparsa fu dimenticata. Kemang Wa Lehulere cresciuto a Gugulethu, una township di Città del Capo, nello stesso quartiere della Mgudlandlu, scopre che sua zia Sophia Lehulere aveva visitato la casa della pittrice e conservava ancora il ricordo dei suoi murales: insieme a lei inizia dunque una ricerca sulle tracce di quei dipinti, riportandone alla luce alcuni che hanno ispirato questo progetto. In mostra trovano dunque posto una serie di lavori dal titolo Does this mirror have memory (2015) composti da dipinti della Mgudlandlu, ed elaborazioni disegnate con il gesso su lavagne nere, realizzate dall’artista insieme alla zia Sophia.

In tutta la mostra, le opere di Wa Lehulere e Mgudlandlu dialogano come in una improvvisazione jazz, ma il fine del progetto non è quello di riabilitare la memoria di un’artista dimenticata, quanto quello di creare un dialogo tra il presente e il passato del Sud Africa. Le opere di Wa Lehulere sono infatti profondamente radicate nella storia del suo paese e in quella personale, concentrandosi su temi come il condizionamento collettivo e i meccanismi di oppressione.

Tra le altre opere in mostra, trovano posto due grandi installazioni. My Apologies to Time (2017), è composta da vecchi banchi scolastici smantellati e convertiti in casette per uccelli, una denuncia di come le scuole possano essere non solo luoghi per coltivare il pensiero, ma anche strumenti di controllo e condizionamento ideologico; l’installazione dialoga con alcuni acquerelli di Gladys Mgudlandlu che rappresentano paesaggi al limite dell’astrazione, interpretabili come inno alla libertà, ma anche come denuncia delle deportazioni cui la popolazione nera venne costretta durante l’Apartheid.
L’altra grande installazione è Broken Wing (2017) realizzata con pezzi di vecchi banchi di scuola, stampelle mediche, e calchi dei denti dell’artista inseriti come morsetti a vite all’interno di Bibbie scritte nella lingua della tribù Xhosa. La stampella è un simbolo ricorrente nel lavoro dell’artista, rappresenta la perdita di qualcosa di autentico, il tentativo di ignorare o mantenere il silenzio su quanto accadeva in Sud Africa. Con quest’opera, Wa Lehulere esprime la sua reazione di fronte alle passate condizioni coloniali ed elabora la storia dell’attività missionaria e dell’espropriazione della terra nello stesso modo in cui la Bibbia affronta la Caduta dell’Uomo.

Il titolo della mostra, BIRD SONG è ripreso da una canzone jazz scritta per Miriam Makeba. Il jazz è parte integrante della vita e dell’opera di Wa Lehulere: in edizione esclusiva per la mostra, l’artista ha composto e registrato un album con il musicista Mandla Mlangeni, il cui spartito fa parte dell’opera Lefu la ntate (2017) composta da un pentagramma di capelli neri, un omaggio alla musica, all’identità nera, alla resistenza e alla lotta per la libertà e l’uguaglianza, rappresentati dallo stile delle acconciature afro.

La forza del lavoro di Wa Lehulere risiede nelle questioni che solleva, relative alla scrittura della storia, alla fallibilità della memoria e l’impossibilità di un tempo che sia lineare. Nell’analisi della propria storia, di quella delle persone che lo circondano e di intere nazioni, le opere dell’artista ci interrogano su quale sia il terreno comune tra memoria personale e storia autorizzata.

Kemang Wa Lehulere è nato nel 1984 a Cape Town dove vive e lavora. Diplomato in Arte alla University of the Witwatersrand (2011), ha esposto in mostre personali alla Lombard Freid Projects, New York (2013); alla galleria STEVENSON di Cape Town e Johannesburg (2012/2015) e al Goethe-Institut di Johannesburg (2011). Ha partecipato alla Biennale di Berlino nel 2014, alla mostra collettiva Public Intimacy: Art and Social Life in South Africa al Centro per le Art Yerba Buena Center di San Francisco (2014), e alla seconda Triennale del  New Museum di New York (2012).è il co fondatore del collettivo di artisti di Cape Town Gugulective e socio fondatore del Center for Historical Reenactments di Johannesburg. Ha vinto il quindicesimo Baloise Art Prize ad Art Basel nel 2013, il primo International Tiberius Art Award a Dresda nel 2014, e il Deutsche Bank’s “Artist of the Year” nel 2017.

La cartella stampa e le immagini della mostra sono scaricabili nell’Area Riservata del sito della Fondazione MAXXI all’indirizzo http://www.maxxi.art/area-stampa/ inserendo la password areariservatamaxxi



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